lunedì 3 marzo 2008

"I Siciliani non vorrano mai migliorare, perchè si considerano già perfetti, In loro la vanità è più forte della miseria". Con questa frase tratta da "Il Gattopardo", il principe di Salina, nel capolavoro viscontiano magistralmente interpretato da Burt Lancaster, mette in chiaro e ribadisce il sentimento della "sicilitudine". Un sentimento forte, contrastante, scomodo eppur cosi presente ancora oggi nei siciliani. La "sicilitudine" è il centro focale del racconto, nel quale e con il quale i protagonisti vivono e si relazionano. Voglia di riscatto e ancoramento al passato rappresentano due poli che seppur opposti, entrano inevitabilmente in simbiosi creando all'interno della storia contrasti e sfumature capaci di mettere in crisi ogni siciliano. Tutto sembra essere costruito per contrastare lo smodato desiderio di vita del protagonista, e ogni personaggio è un suo frammento, una possibilità diversa, all'interno di una realtà soffocata dalle apparenze e da una vita epidermicamente ripetitiva. Tutto il film è pervaso da un senso di disillusione e lo sfondo storico nel quale si intrecciano le vite dei personaggi, dalla partenza di Tancredi all'arrivo a Donnafugata, non fa altro che evidenziare il duplice ruolo della storia che non è soltanto "causa" del malessere ma anche "effetto". Con vibrazione poetica, Luchino Visconti, fa rivivere i personaggi narrati da Tomasi di Lampedusa, regalando agli spettatori alcune tra le più belle immagini del cinema...
Dalla terra dei "Gattopardi" e (ahimè) degli "Asini"

Viaggiatore senza meta

(foto: www.galleriainbiancoenero.com)


1 commento:

manoet ha detto...

premettendo che non ho mai letto il gattopardo, credo che il problema non sia esclusivamente della sicilia.
e secondo non dipende tanto dal credersi già perfetti, ma dal non volersi sforzare, dal pensare che tanto ci sono altri che lo fanno per noi, dall'adagiarsi e lasciare che la vita ci passi davanti.
forse sarebbe ora di svegliarci?!